La ceroplastica nel Presepe Napoletano Settecentesco

Un felice connubio che affonda le sue radici nella rinascita, avvenuta durante il periodo barocco, delle arti cosiddette “minori”.

di Raffaele Troncone

Già in precedenti articoli del settore e corsi di presepismo ho parlato dei metodi di lavorazione della cera, così come dei vari tipi di cere che si possono trovare in commercio e delle diverse caratteristiche fisico-chimiche della materia che permettono, sfruttandone le proprietà, di realizzare un prodotto che si può definire “artistico”.
In queste brevi note, invece, mi soffermerò a chiarire le varie differenze esistenti tra i diversi tipi di opere in cera e come solo alcune di queste, a mio parere, possono essere definite “cere artistiche”.
La ceroplastica, già nota ed utilizzata nell’antica Roma e nel Medioevo per raffigurare divinità domestiche, antenati e poi immagini votive, si sviluppò enormemente nel Rinascimento sia per gli usi devozionali che per rappresentazioni “profane”, trovando una larga richiesta nella nobiltà europea per la modellazione di ritratti; a questo periodo risalgono le bellissime opere di Gaetano Zummo (1656-1701), produzioni scenografiche di composizioni a rilievo come il tableau, consistente in un riquadro ampio e profondo nel quale erano collocate figure ed altri oggetti a tutto tondo.
L’uso di creare oggetti in cera è stato quindi costante, fin dall’antichità, suscitando in chi si cimentava in quest’arte, il desiderio di realizzare con questo materiale così plasmabile, opere destinate a durare nel tempo: tali riproduzioni venivano chiamate cerae o cerae pictae. L’appellativo “pictae” derivava dall’uso di ravvivare e di rendere più vicine al naturale le immagini, colorandole. La colorazione poteva avvenire mescolando il colore alla cera prima della lavorazione, oppure dipingendo le opere dopo la lavorazione. Il metodo di lavorazione della cera era duplice: si plasmava a mano oppure si fondeva.
Il Vasari fa risalire al periodo in cui opera il Verrocchio (1435-88) la transizione della ceroplastica da creazione figurativa di carattere popolare a vera e propria espressione artistica; egli descrive così la lavorazione di tre statue a grandezza naturale raffiguranti Lorenzo il Magnifico “… avevano uno scheletro di legno, ricoperto di panno incerato, con bellissime pieghe e tanto acconciamento … le teste poi, mani e piedi fece di cera più grossa, ma vòte dentro e ritratte dal vivo e dipinte ad olio con quelli ornamenti di capelli ed altre cose, secondo che bisognava, naturali e tanto ben fatti …”. Il massimo impulso, l’arte della scultura in cera, lo ricevette però nel secolo del Barocco, con opere di impressionante realismo, e poi nel ‘700 ed ‘800, quando divenne un ausilio alle ricerche scientifiche.
La caratteristica principale della cera è la possibilità di una resa mimetica sorprendente e insuperabile da parte di qualsiasi altro prodotto naturale; essa è malleabile e di facile lavorazione, consente di imitare nella consistenza, oltre che nel colore, l’aspetto dell’epidermide e permette di ottenere risultati di un realismo talvolta sbalorditivo tanto è vero che, dal punto di vista utilitaristico, la cera fu utilizzata largamente per la realizzazione di modelli anatomici (cere anatomiche) che venivano impiegati per gli studi di medicina; ancora oggi è possibile osservare la vastissima produzione di questi modelli talvolta raccapriccianti, visto che era possibile applicarvi prodotti organici come peli, capelli, denti, unghie.
Un settore dunque, quello della ceroplastica, di grande fascino che però, purtroppo, rende possibili solo congetture circa molti aspetti delle tecniche utilizzate in conseguenza del fatto che quasi tutte le opere più prestigiose sono andate perdute; per questo stesso motivo ben poco sappiamo dello sviluppo stilistico del genere.
Ebbene, da quanto detto sopra si evince che esistono due modi per realizzare “cere artistiche” : la cera può essere dipinta con pitture (ad olio, acriliche, etc.) oppure essere precolorata quando è allo stato fuso, in questo caso si usano pigmenti in essa solubili come, ad esempio, le aniline. Ovviamente, la dipintura della cera può essere anche solo parziale ovvero, volendo realizzare una figura, si può precolorare la cera per riprodurre cromaticamente l’incarnato del volto e poi dipingere con colori ad olio le sopracciglia, le labbra e le sfumature delle gote: questo metodo è sicuramente quello più diffuso. Tutt’altra cosa è l’oggetto in cera completamente policromato e, per la patinatura conclusiva, rifinito a cera (ovvero immerso in un bagno di cera fusa); questo non è affatto un oggetto annoverabile tra le ceroplastiche, infatti in esso la cera è un mero supporto surrogato di un qualsiasi altro materiale (creta, das, gesso, etc.) il suo valore è esclusivamente legato alle capacità plastiche e pittoriche dell’artista che lo realizza.
Il metodo che si verifica quando l’oggetto viene interamente realizzato con cere precolorate anche nelle varie sfumature, è quello più difficile da realizzarsi ma il risultato finale è di gran lunga superiore ai precedenti, esso conferisce all’opera finita un realismo ed un effetto cromatico sorprendente.

Possiamo concludere che il metodo della precoloritura della cera è quello che maggiormente dona pregio al prodotto finito.

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